lunedì 21 dicembre 2015

21 dicembre 2015

A voi il mio pensiero più affettuoso per il questo 21 dicembre



Gioia - Salute - Prosperità
Michele

domenica 13 dicembre 2015

Andania

… I candidati a ricevere l’iniziazione per la prima volta indossino la strighilide. Ma al comando dei hieroi depongano la strighilide e si incoronino tutti di alloro. (§ 4) (disposizioni per) il vestiario.
I candidati a ricevere l’iniziazione ai misteri stiano in piedi, scalzi, e indossino
Una veste bianca…
…(§ 11) (Disposizioni relative a) I tributi…
… la tassa d’ingresso pagata dai candidati per la prima volta all’iniziazione..

Il giuramento

“…Se rispetto il giuramento prestato. Possa io ricevere il premio destinato ai pii, destino contrario mi tocchi se commetterò spergiuro”.

(in Le religioni dei misteri, vol. II pp. 143-145 e p. 153)

Questo post è più che altro una nota personale nell’ambito di alcune ricerche sulla iniziazione, rito e mito. Oggi lo lascio senza commento, ma chi è avvezzo alla lettura delle cose iniziatiche e misteriche non avrà bisogno di spiegazioni per cogliere quanto vi è di tradizionale in molte pratiche ancora oggi in uso in alcune scuole iniziatiche.

Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone


Immagine: Mercurio di Giovanni Antonio Burrini Bologna 1656-1727


sabato 12 dicembre 2015

PHILOSOPHIA 0.1

Da tempo, ed è irrilevante la quantità dello stesso essendo il tempo almeno nella accezione comune una banale convenzione, mi interrogo su quale possa essere la strada da seguire per trasmettere e portare alla luce in una forma organica e comprensibile parte del messaggio della PHILOSOPHIA. La trasmissione e forse la stessa comprensione non posso non essere che parziali. Chi può sostenere di aver compreso? La stessa parola philosophia, è volutamente resa in questa forma segnica e non nel più comune filosofia. La motivazione di questa grafia è tanto semplice quanto cruciale. Se ad esempio digitiamo sul vocabolario on-line della Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/filosofia/) la parola filosofia avremo questa definizione: “Nella tradizione occidentale, termine che, a partire da un primo sign. di desiderio di cultura e di conoscenza in generale, si specifica, già all’epoca della filosofia classica greca, come quell’attività del pensiero (identificantesi con il filosofare) che tende a ricercare quanto rimane stabile in ogni esperienza e costantemente valido come criterio dell’operare, finendo quindi con l’indicare il risultato stesso della ricerca: di qui il significato di forma di sapere che tende a superare ogni conoscenza settoriale per attingere ciò che è costante e uniforme al di là del variare dei fenomeni, al fine di definire le strutture permanenti delle realtà di cui l’uomo ha esperienza e di indicare norme universali di comportamento. …”. Questa definizione come molte di quelle che si possono trovare in vocabolari, dizionari ed enciclopedie, sono a mio avviso monche e fuorvianti. A solo titolo di esempio mancano una definizione ed una distinzione tra: cultura, conoscenza e sapienza. Come se non bastasse in molti di questi strumenti si parla di termine (seppur in senso tecnico) e non di parola. Termine rimanda inevitabilmente al declino e non alla “forza creazionale”. E’ il declino del pensiero e del sacro nell’Occidente che crea la filosofia come oggi viene intesa ed insegnata. E’ questo declino, accettato con gioia e rassegnazione, a renderci dei dinosauri prossimi ad una poco dignitosa estinzione. Non a caso molti Filosofi sono esclusi dai manuali e di molti altri viene moncato ed amputato il pensiero, mentre alcuni filosofi sono osannati come eroi.  Tradizionalmente  il primo a definirsi filosofo è stato Pitagora e a questo indagatore che in buona parte dobbiamo rifarci per restituire alla philosophia il suo senso più autentico. Senso di unione e non separazione. Dobbiamo restituire alla philosophia la poiesis intesa come capacità di creare, come intima connessione al mito ad alla poesia, conseguentemente ritrovare il punto tangente con il sacro. Nulla di quanto ha a che fare con gli uomini è estrano alla filosofia, questa affermazione se è vera da un lato è insufficiente dall’altro. Insufficiente perché dovremmo rifinire cosa è umano.
Tornando all’inizio di questa pagina, come trasmettere? Prima di trasmettere bisognerebbe comprendere e se non comprendere nella pienezza del significato di questa parola ed idea, almeno aver viaggiato ed esperito le strade dell’essere. Non è possibile trasferire una conoscenza (oserei dire una coscienza) sia essa profana sia essa iniziatica se non si è avuta una qualche esperienza della stessa. Una prima risposta la troviamo già nella formulazione della domanda, ossia, come e non cosa. A mio avviso bisognerebbe trasmettere non con la fredda e spesso spocchiosa quanto inutile ragione (soprattutto se intesa e declinata come dal 17 febbraio 1600 in avanti), ma con l’entusiasmo e l’amore. Questo discorso è lungi dall’essere completato, mancano innumerevoli varianti, mancano le definizioni di scienza, il rapporto tra questa e la Magia ed una definizione di quest’ultima arte e la verifica se sia la Magia o la Philosophia l’Arte per eccellenza. Manca la definizione di quali strumenti intellettuali, animici o spirituali bisogna utilizzare per percorrere le via dell’Arte. Per oggi può bastare…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Immagini prese dalla rete



mercoledì 9 dicembre 2015

Il richiamo della Tempesta 0.1

Ich bin kein ausgeklügelt Buch,
Ich bin ein Gott mit seinem Widerspruch

Molti anni fa, oserei dire alcune vite or sono, ebbi a scrivere una poesia dal titolo Il marinaio; di quei versi giovanili rimangono solo una targa, una pergamena ed un titolo. Nel profondo restano emozioni e sensazioni, resta un sentire accompagnato da un modo di essere e di vivere che nella sua essenza non può essere sradicato. Si possono compiere innumerevoli volteggi, si può essere come diceva simpaticamente qualcuno marinai d’acqua dolce, si può persino essere marinai di terra. Per i più svariati motivi si può abbandonare od affondare il proprio legno e volgere le spalle al mare. Si posso fare tante cose, si può perfino arrivare ad illudersi di averlo dimenticato. Il mare, come l’Africa danno astinenza, prima o poi una qualunque sirena ricomincerà a cantare.
Di lontano, percepire una tempesta in arrivo, la madre di tutte le Tempeste! E’ quello il momento in cui viene messa in discussione la vocazione, la Tempesta è la chiamata. Sono gli dèi di molteplici pantheon assisi a gustarsi lo spettacolo della scelta. Se si è divenuti marchiati, segnati, siano essi simboli visibili o metafisici, non si può eternamente fuggire alla propria essenza. Il destino non è un accidenti frutto del caso è una scelta, è l’armonizzare le energie forti con quelle dolci, è quanto è ineluttabile, non perché inevitabile o posto da altri sulla nostra strada, è ineluttabile perché è l’unica strada che possiamo compiere. La tempesta è la chiamata, è la manifestazione fisica dello scioglimento di cordoni ombelicali metafisici o psichici a seconda di quello che preferite. Alla Tempesta non si può non rispondere, una risposta va data, una risposta che risiede nello scarto e contemporaneamente nella somma non algebrica di Eros e Thanatos!
Non vi è più tempo, bisogna correre li al limite dell’abisso e decidere se essere spettatori della tempesta o viverla. Lo spettatore, già privilegiato per essere arrivato a godere dello spettacolo potrà al massimo godere del sublime; affrontarla significa divenire altro, significa ricomporre quanto è sparso o specularmente disperdersi nel creato. Dispersione questa volta, naturale ed armonica sì vicina alla musica delle sfere.
Hermes il viaggiatore, claudicante mi  avvio nel bosco per scegliere la legna…
Gioia – Salute – Prosperità

©Michele Leone 



domenica 29 novembre 2015

Filosofia in viaggio e amore

Ciao a tutti, ancora un video, probabilmente preferite i vecchi post meno tecnologici e probabilmente li preferisco anche io…
…questi post sono dei test, hanno lo scopo di verificare se i video sono una strada da seguire o da abbandonare subito, per questo motivo vi chiedo di dedicare del tempo ed esprimermi le vostre critiche, opinioni e consigli per permettermi di conoscere il vostro pensiero in merito.
Grazie a tutti
Gioia  - Salute – Prosperità

©Michele Leone


sabato 28 novembre 2015

Help me

HELP ME!
Qualcuno/a di voi è in grado di montare o quanto meno rendere sufficientemente apprezzabili dei video? Conoscete più o meno le logiche di You Tube? Video trailer? Ha il tempo e la voglia di supportarmi in un piccolo progetto? Uno guadagno eterna gratitudine e nome citato per la produzione ;)
Grazie a chi vorrà/potrà aiutarmi
Michele
P.s. Niente fanatici o registi Hollywoodiani. Grazie

Immagine presa dalla rete


martedì 24 novembre 2015

I misteri

Molti chiedono, altri provano alla guisa di cortigiane imbellettate ad offrire promesse che difficilmente potranno mantenere. Non importa che si sia varcata la soglia o si sia ancora (in un tempo che può essere infinito e scelto come tale) sulla soglia del sacro recinto, i Misteri in quanto tali non posso essere spiegati con la povera ragione né con la scarna parola. Esperirli è l’unica via, strada maestra verso il silenzio della forma a favore della musica del cuore e di occhi scintillanti.
Gioia -  Salute  - Prosperità
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete 



lunedì 23 novembre 2015

Magia e Storia Parte I

Ciao a tutti, ecco il video (molto amatoriale) della prima parte della chiacchierata su Magia e Storia durante il convegno del 21 novembre. Presto spero le altre puntate

domenica 22 novembre 2015

Nuovi occhi

Mentre procedo nel cammino è sempre più chiara la necessità di un ripensamento delle categorie della così detta formazione e cultura. Se da sempre, in linea generale, sono stato avversario della iperspecializzazione e favorevole ad un approccio che per esemplificazione si potrebbe definire presocratico, oggi è palese come sia necessaria, anche per sconfiggere i mali di questa modernità, la “abolizione” sostanziale dei confini, dei muri delle discipline che tanto rendono miopi gli esseri umani contemporanei.
E’ necessario, ritornare fluidi danzatori della conoscenza e non ingessati portatori di sterilità. Questa critica, nella sua accezione più vera non implica l’eliminazione definitiva di studi specialistici, ma vuole porsi ad un livello diverso, quello dell’essere umano e della sua formazione primaria. Dobbiamo rimettere l’uomo ed il suo rapporto con il micro-macro cosmo al centro delle ricerche prima ancora di formare specialisti di qualsiasi branca o disciplina.
Non è solo una questione di dialogo interdisciplinare o multidisciplinare, ma di rivedere a fondo, di rivoluzionare lo sguardo sul creato (indipendentemente dal credere in una creazione fatta da un Dio, da una forma di Energia, dal Caso). Ci hanno venduto (ed abbiamo voluto acquistare) che si può portare la conoscenza a tutti è ora di invertire questo perverso meccanismo ed utopicamente provare a portare tutta l’umanità verso la conoscenza. Certo questo meccanismo non è indolore e non è facile, certo chiederebbe le scuse di tanti ideologi, politici ed intellettuali degli ultimi decenni e forse secoli (molti in buona fede) che hanno lavorato per il Diavolo[1], che hanno separato, oggi è il momento di lavorare per riunire quanto è sparso, di lavorare per ricomporre i frammenti: siano essi quelli del singolo siano essi quelli dell’umanità intera. Non è un lavoro facile né veloce, non è un lavoro che può essere compiuto o esplicato in poche righe, ma è un lavoro indispensabile. E non importa che si tratti di discipline scientifiche od umanistiche dobbiamo (noi tutti) ricominciare a guardare senza i paraocchi che ci hanno e ci siamo messi, dobbiamo ricominciare ed essere semplici e guardare alle leggi della natura, dell’uomo e del “divino” allo stesso modo, dobbiamo iniziare a cancellare molteplici categorie e strutture mentali e culturali a partire dalla odiosa definizione di sovrannaturale! Il sovrannaturale non esiste, qualcosa o fa parte della Natura o non ne fa parte indipendentemente da quelle che siano le nostre modeste conoscenze sull’uomo e sull’universo. Al massimo sarebbe opportuno parlare, solo ed esclusivamente di naturale e non naturale od artificiale, ossia quanto creato o generato dagli uomini e non partecipe della creazione prima. Penso che per oggi possa bastare.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone
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[1] Per Diavolo in questa sede intendo l’elemento diaballico. Questo elemento è la forza che tende a separare, in una qualche maniera assimilabile al solve (nella sua accezione ed utilizzo negativo) in contrapposizione con il coagula. Coagula come forza e principio tendente alla unificazione. Diavolo dal greco Dià (attraverso) e Bàllo (getto, attraverso), 

giovedì 19 novembre 2015

Svelamento del ritorno

L’essere esperisce diverse morti durante l’esistenza. Al ritorno dal luogo oscuro diviene sempre più numinoso o non vivo: è semplicemente una questione di volontà e amore.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

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mercoledì 18 novembre 2015

sabato 14 novembre 2015

14 novembre 2015, il giorno dopo

Ci sono dei momenti in cui è sin troppo facile farsi prendere dalla retorica o da travolgenti passioni di odio, disprezzo contro tutto e tutti, è sempre in questi momenti che è comodo iniziare a vedere tutto nero ed iniziare a farsi consumare dall’oscurità che ci ha ferito od indignato.
Innanzi all’orrore che il genere umano, in una sua qualche forma malata, può compiere, le parole si spezzano nella gola. Tacere, spesso è sinonimo di indifferenza od altro, raramente è assimilato alla riflessione. Poi vi sono dei giorni in cui non si può tacere, perché all’orrore si aggiunge il disgusto per tanta “politichetta” e retorica da “Bar Sport” dove tutti sono allenatori.
Non parlerò allora di cronaca, ma dagli avvenimenti prenderò spunto per una piccola riflessione, riflessione di un uomo che continua a credere gli uomini.
E’ ancora possibile ed è doveroso credere in un domani migliore. Azzeriamo la miopia delle colpe dei padri e da padri rimbocchiamoci le maniche. Il futuro è degli imberbi e dei fanciulli non dei vecchi egoisti nutriti dal finto potere e dalle economie forti. I giovani sono la terra fertile in cui dobbiamo seminare la speranza, la fede negli uomini e nelle loro infinite possibilità di fare il bene, e la carità nel vedere il prossimo, l’altro come il proprio diletto ed amato. E’ verso i giovani ed i giovanissimi che dobbiamo investire tutte le nostre risorse, energie, possibilità ed ingegno. In altre parole, dobbiamo Educare, prima ancora dobbiamo educarci e se necessario rivoluzionare e rivedere i nostri sistemi di valori. Dobbiamo avere la cosciente consapevolezza che la diversità è una opportunità al pari di quanto ignoriamo. Dobbiamo educare la gioventù all’amore di e verso di se al pari di quello verso alterità, sia essa una persona od il cosmo. Dobbiamo insegnare a comprendere e a ricercare l’armonia di cui in tutte le epoche i  Saggi ed i Santi hanno parlato. Se non lavoreremo per il bene dei giovani, se non saremo i “dinamitardi” verso l’ignoranza allora le nostre mani saranno bagnate del sangue di tutta l’umanità e saremo divenuti i peggiori carnefici ed auguzzini dei nostri figli!

Liberté – Égalité - Fraternité
Ho detto
©Michele Leone


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domenica 8 novembre 2015

Poesia, Rosa+Croce e Massoneria

Il tema della possibile influenza del pensiero dei Rosa+Croce sulla nascita o sullo sviluppo della così detta massoneria speculativa non si può affrontare seriamente in poche righe. E’ possibile però dare uno spunto, indicare una delle possibili strade da seguire. Una di queste strade è composta dai versi di Sir Adamson

For we are brethren of the Rosie Crosse;
We have the Mason Word and second sight,
 Henry Adamson, The Muses Threnodie

Gioia – Salute – Prosperità

© Michele Leone


giovedì 5 novembre 2015

Appunti amorevol-teoretici di trasmutazione spirituale

A volte sembra che si possa accettare solo muniti di una ascia bipenne. Quando si passa dalla teoria alla pratica il percorso diventa più difficile. Quando le belle teorie si sostituiscono ad una realtà spesso putrescente inizia il vero lavoro. Non basta accettare, la parola spesso tradisce più di un’amante! come potrebbe essere diversamente? Come potrebbe essere innocente e vera una parola che nasce da uno spirito inquieto che non accetta ciò che è? E gli occhi che dovrebbero vedere fanno fatica a non distorcere quanto veduto e tramutarlo in un consolatore vantaggio o in un incubo deforme. Eppure bisogna accettare, ed anche in guerrieri più avvezzi alle battaglie devono fermarsi e combattere la battaglia più dura, quella dell’accettazione di un giudizio, di una scelta indipendentemente dal vero o dal falso, dal giusto o dallo sbagliato. Accettare probabilmente significa farsi da parte, mettere da parte non solo il proprio ego ed essere profondo, ma anche la volontà ed il desiderio; sarebbe facile con volontà e desiderio compiere magie e cambiare destini come corsi di fiume, ma è questa una delle vie per giungere a trasmutare il proprio spirito e la propria essenza. Fare questo è un po’ morire, è la morte di un seme in un terreno fertile, in primavera nascerà nuovamente.
Gioia – Salute –Prosperità
©Michele Leone  

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venerdì 30 ottobre 2015

La vita dei poeti

Non bisogna mai credere alle parole degli artigiani del pensiero o dei poeti, quando parlano della loro vita. A differenza di quanti vivono di cruda materia, la loro esistenza è più articolata; per questi artigiani delle emozioni e dello Spirito non vi è alcuna differenza tra un luogo visitato in questo piano ed un viaggio in una dimensione altra. La loro biografia non è racchiudibile nelle categorie dello spazio e del tempo comunemente intesi. Essi vivono molteplici esistenze ed hanno le chiavi di infine
terre, vanno e vengono a loro piacimento o a seconda della necessità. Pur non dovendo credere alle loro parole dovremmo lasciarci trasportare in sogni o nuovi o destarci dal sogno che scambiamo per esistenza.
Gioia - Salute - Prosperità
@ Michele Leone

giovedì 29 ottobre 2015

un giorno qualunque

…Poi scopri di avere 10 minuti in più del previsto e che tutto sommato non hai voglia di prendere l’autostrada e che anche il navigatore può stare spento, la radio diventa superflua con i pensieri che stridono l’uno contro l’altro come ruota di treno su di una arrugginita rotaia. I colori dell’autunno si susseguono all’alternarsi di luce e tenebre propri di ogni coscienza. E’ questo uno dei sensi del viaggio, andare consci che ogni volta si tornerà diversi, mutati seppur in modo infinitesimale. E i luoghi siano fisici o metafisici, non si lasciano scoprire a caso, e nudità è sempre voluta indipendentemente dal desiderio. Ed allora quale momento più propizio per una sussurrata invocazione sotto il cielo…
Gioia –Salute – Prosperità
© Michele Leone

Nelle foto chiesa romanica a Piverone









martedì 27 ottobre 2015

Iniziazione di Gesù

Mentre lavoravo alla preparazione del secondo volume de Il Mondo Secreto di De Castro, ho riletto il passo che oggi vi riporto.
“Giunta la sera stabilita i notturni segnali apparvero sulla montagna. Gesù e Giovanni si affrettarono a recarsi al luogo del convegno; nel quale trovarono un mandatario dell’ordine vestito di bianco. Furono da costui guidati a subire le loro prove; senza le quali non avrebbero potuto entrare nel luogo ove erano radunati i membri dell’ordine; compiute le quali furono condotti nel seno dell’assemblea, ove i fratelli stavano seduti in semicerchio divisi secondo i quattro gradi della sapienza. Alla presenza di quei sapienti, le cui candide vesti porgevano testimonianza dell’innocenza del loro animo e della loro vita, i due giovinetti, con la mano destra appoggiata sul petto e la sinistra stesa lungo il fianco, pronunciarono con purissimo affetto i loro voti, e promisero di rinunciare ai tesori terrestri, alla gloria e alla potenza di quaggiù; e giurarono, dando e ricevendo un bacio fraterno, obbedienza e segretezza. Dopo di che furono (così volevano gli statuti dell’ordine) condotti in una remota caverna, ove restarono tre giorni e tre notti a meditare sulla nuova vita a cui erano chiamati; e la terza sera furono ricondotti nell’assemblea per essere interrogati, ed indi per pregare in comune; e ricevuto di bel nuovo fraterno bacio, furono vestiti di bianco, meritando quel simbolo con la schiettezza e purezza del cuore; e si diede loro un piccolo alveare, emblema dell’operosità della setta. Intonato il canto di lode e sedutisi da soli, come impongono le regole dell’ordine, e non in comune, al banchetto d’amore e di carità, furono congedati, affinché rimanessero in completa solitudine dodici lune, nella custodia dell’antico, per rendersi degli delle novelle iniziazioni.                                                                    
Passato l’anno, l’ordine li riebbe più ferventi che mai, e più deliberati alla missione che avevano assunta. Nella meditazione e nel digiuno il loro spirito grandeggiò; e gli inattesi incrementi svelarono la natura e la potenza divina. Però i successivi gradi si dischiusero ad essi come a figli amatissimi; e compiute le obbligatorie e rituali prove ebbero nell’ordine seggio degno della loro sapienza e delle loro virtù”.
E’ mia intenzione, leggere questo passo come una “favola”, ma in questa “favola” ci sono degli elementi che sono o dovrebbero essere caratteristici di molte scuole iniziatiche passate e presenti. Mi limiterò a sottolinearne un paio. Tipico delle scuole iniziatiche è il giuramento obbedienza e segretezza, non deve stupire che lo si ritrovi nella iniziazione degli Esseni. L’essere vestiti di bianco da un lato rimanda al candidato e dall’altro alla purezza che la maggior parte delle scuole iniziatiche hanno come divisa, è quasi superfluo ricordare che questo è il colore del grembiulino che cinge i fianchi degli Apprendisti Accettati nella Libera Muratoria. La metafora o simbolo dell’alveare è presente nella tradizione ermetica, e ad esso ed alle api fanno riferimento numerosi autori di scuola Rosa+Croce, come la famosa rosa alveare che su trova nel testo Summum Bonun di R. Fludd ed il motto Dat Rosa Mel Apibus. Il periodo di solitudine di dodici lune, simile alla lunghezza di un anno ha molteplici richiami con le scuole iniziatiche. In ultimo, nonostante ai candidati siano state riconosciute qualità divine, la scuola degli Esseni non si esenta dal compiere le obbligatorie e rituali prove; questo è quanto avviene o dovrebbe avvenire in ogni società Tradizionale ed Iniziatica. Non importa chi sia il candidato, la ritualità e le prove non sono un orpello.                                              
 A queste brevi e veloci considerazioni se ne potrebbero aggiungere molte altre e di varia e più profonda natura, ma l’ora è tarda…
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone

Immagine presa dalla rete. Raffigurazione di uno dei disegni del quaderno di VILLARD DE HONNECOURT

lunedì 19 ottobre 2015

La Società degli spettri uniti nella tomba (bozza,estratto)

Anche la terra di Puglia così gravida di uomini generosi, libertari e di cultura, non poteva non generare in questo periodo storico ('700/'800) la sua società segreta.
Il nome così terrifico sottendeva una allegoria di uomini già morti per la causa che servivano. La sede principale con ogni probabilità era a Bari ed aveva delle diramazioni nelle città di Andria e Barletta. Da alcuni la nascita di questa setta è nella cittadina di Barletta ed il suo nome viene reso in Unione nella Tomba.
Le carte segrete della polizia austriaca ci danno precise indicazioni: “Vuolsi che tale setta abbia adottato il nome I spettri riuniti nella tomba; i membri quello di Spettri, e che con la loro vendita si chiami ora Tomba. Dicesi che questa setta esistesse già fino dal mese di luglio 1822, e, giudicando dai suoi scritti ed emblemi, la di essa ramificazione deve sortire dalla Francia”.
Uno degli scopi della setta pare essere a frammentazione delle truppe austriache nel Regno di Napoli, tra i membri di questa società segreta vi erano anche dei prelati. I membri di questa setta di definiscono spettri per sottolineare la loro condizione di già “morti”, e quindi pronti ad affrontare l’estremo sacrificio senza paura.
Il rituale, come spesso accade a queste società “minori” ed in una qualche forma figlie della Massoneria o della Carboneria, ricalca in maniera semplificata, ma non semplicistica i rituali delle due società “maggiori”.  I loro incontri si chiamavano Adunanza.
Tra le varie sigle ed acronimi di questa società troviamo:
S.A.F  = Silenzio, Amore, Fedeltà.
Il silenzio come sempre è un aspetto ed una caratteristica fondamentale delle società segrete, silenzio che deriva dalle società segrete di stampo iniziatico ed esoterico.
Gioia – Salute –Prosperità
© Michele Leone

Immagini prese dalla rete



domenica 18 ottobre 2015

pensieri aggrovigliati, La Porta Ermetica e Kremmerz

Oggi è una di quelle giornate in i cui pensieri fanno fatica a dipanarsi  e restano aggrovigliati in una matassa, in una palla con la quale forse non giocherebbe neanche un gatto. Ed allora meglio mettersi a lavorare in altro modo e forma. E’ quasi pronta la prima stesura della nuova edizione de La Porta Ermetica di Giuliano Kremmerz che probabilmente vedrà al luce nel periodo natalizio per i tipi di Mondi Velati editore. Vi riporto senza commento la prefazione che per un gioco di rimandi e “coincidenze” rimanda ad uno dei miei ultimi post quando parlo del “Canto dei Cantici” e alla dedica e introduzione de “Le magie del simbolo”.
Prefazione
Dedico a te, o Maria, esempio di inaudita fedeltà, queste pagine brevi, stampate, per volontà non mia, per iniziare ai secreti della tua anima ermetica i dotti fanciulli della ingenua umanità. Maga, sacerdotessa, zingara, cartomante, medichessa, astrologa, divina – seduttrice ed ammaliatrice sempre – sei passata e passi anche tu attraverso al labirinto delle vittime di due estremi, la fede ignorante e la boria scientifica dei terrestri. Quindi non meravigliarti se la mia prosa sarà accolta come Calandrino di Messer Boccaccio in Mugello.
Non so ora, o Maria, dove ti trovi e quale maschera porto, ma questo libro ti arriverà lo stesso e con un sorriso eroico, quel famoso sorriso dei pasticcetti con crema di frutta, dirai:
-           Toh! Parla un morto della tragedia storica che vissi e piansi in omaggio alla gratitudine dei popoli melensi, immemori di chi loro ha donato la libertà del non credere!
E leggerai e vedrai le due figure che ho insinuate.
La prima è il caracter adeptorum… una cosa che capiscono tutti al tempo che corre, nel quale anche gli agenti delle imposte studiano l’occultismo nei manuali della culinaria vegetariana. E se qualcuno non lo intendesse, basterebbe domandarne al primo dei filosoi iniziati che ci vengono a predicare il verbo credere da oltre alpe. Poiché la razza greco-italica è orbata di maestri di tali cose sublimi, emigrati nel campo psichico forestiero, per acquistare quel certo tonico scientifico che loro mancava, nel vecchiume cristallizzato dell’antica esposizione metafisica… e per saperne la interpretazione giusta e moderna, anzi per penetrarne il mistero arcaico col lumicino filologico che ci fa difetto.
Sol voglio farti notare, o Maria, che intorno al circolo è scritto: Non formido mori, voto melioris ovilis: Nam ante oculos mihi ceu in speculo stat vita fortuna che in lingua maccheronica, salv complicazioni internazionali, vorrebbe dire che all’adepto sta innanzi agli occhi come in uno specchio la vita futura e che, quindi, non si spaventa della morte pel desiderio di migliorare l’ovile. E’ quindi ancora, aggiungo io, vano per l’adepto di studiare questa morte che non gli fa paura e ozioso il parlarne per contentare i curiosi.
Alla leggenda esteriore va contrapposta una croce di quattro versetti, la più interna, i quali, dalla posizione della scrittura, si fanno supporre girevoli e si completano due a due
Crux abit in lucem – Lux deerit soli
Crux agit arte ducem – Dux erit umbra solis

Oppure
Lux deerit soli - Crux abit in lucem
Dux erit umbra solis - Crux agit arte ducem

E nel mezzo di un cerchio interiore:
Ergo sibi simili constantia cardine quadrant
Versetto che si vuol far precedere o seguire alle due coppie precedenti. Basta un latinista di ginnasio per non far capire lo spirito di quell’Ergo, ma per tradurre ci basta un bidello delle scuole regie.
Più critica è la seconda tavola: Cavea sibyllarum.
Cavea vuol dire gabbia, recinto, platea o luogo? Guarda il fregio ovale che chiude la scena: non ti pare un serpente che non abbia ne capo ne coda?
L’autore annota: cavea sibyllarum, idest cavea virginorum faticanarunt, cioè delle vergini indovine. Vergini? Ma perché il lettore non prenda abbaglio soggiunge: idest faemina vel puella, cioè donna o fanciulla cujus pectus Numen recipit, il petto della quale riceve il Nume. Anche qui un ostacolo: pectus è il petto, il seno, il cuore, l’anima, il sentimento? Dovresti, o Maria, spiegarlo tu, perché tu lo sai ogni volta che fai la vergine indovina donde ti escono Dei sententias sonantes, cioè sentenze sonanti o vocali di Dio!
Come frontespizio al libro, vi ho fatto incidere la porta ermetica che sta nei giardini di Roma. Ti ricordi Roma, o Maria? La consoci bene, non dir di no – e sai che ha tante porte grandi e questa piccola e bassa. La ho scelta perché certe scritte paiono fatte apposta per le opere che sto incubando pei secoli futuri – quando i negri corvi partoriranno le bianche colombe, vale a dire quando in Vaticano si farà colazione con due granelli di pietra filosofica con asparagi scientifici all’insalata – gli asparagi per prevenire la calcolosi.
Tu sorridi, o amica diletta tu ridi…
Siimi serenamente giudice. Aspetto il tuo verdetto. Un fiore. Lo staccherai dall’albero della Genesi, lasciando che gli altri fruttifichino il bene e il male, che l’umanità, avanzando, raccoglie e digerisce. Conserva per te la melagrana, perché ti riconoscerò dalle labbra rosse, come nel Cantico dei Cantici, e dalla voce regale… perché hai testa di donna e corpo flessuoso di serpente tentatore: non ridere… lo vedi il cherub dalla spada fiammeggiante che veglia, ci spia, ci fa da delatore? …oh il perfido eunuco!
Giuliano Kremmerz
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
Immagini prese dalla rete 




domenica 11 ottobre 2015

Sogno, iniziazione e silenzio


Un sogno però mi ha proibito di descrivere quanto si trova all’interno delle mura del santuario, ed è chiaro che ai non iniziati non è lecito conoscere neppure indirettamente quelle cose della cui vista sono esclusi. … Pausania, I 38, 7*
Sarebbe superfluo, e probabilmente lo è, ogni commento. Siamo circondati di disvelatori di segreti, misteri ed arcani, ma è proprio vero che si può svelare il segreto dell’iniziazione? Le parole che escono come vento di maestrale da certe bocche forse sono solo una flatulenza scambiata per brezza di primavera. Ognuno può dare solo ciò che possiede e neanche nella sua interezza, quindi il Segreto, quello vero, non è esprimibile. Chi tanto si impegna nel tentativo di disvelare pubblicamente probabilmente o non è iniziato o della sua iniziazione non è riuscito a coglierne l’essenza ed a trasformarla da “virtuale” in reale. In santuario, il sancta sanctorum, non è descrivibile, spesso non lo è tra gli stessi iniziati. Quello che si può fare, nella migliore delle ipotesi è indicare a gesti e cenni, a parole spezzate e mute. Chi si vanta di poter svelare gioca a favore degli iniziati, poiché il suo dire fuorvierà e nasconderà ancora meglio.  La conoscenza di quanto è attinente alle mura interne del santuario non è acquisibile con gli strumenti della mera ragione comunemente intesa. Alla ragione, alla intelligenza pura bisogna unire l’intelligenza del cuore. Sono necessarie l’intuizione e la “morte” del pensiero “guidato” per entrare in altri tipi di pensiero sino quasi a quello che viene definito non pensiero.  
Un altro aspetto è interessante del passo citato, le mura nascondono qualcosa di prezioso e fragile, qualcosa di bello e allo stesso mostruoso, celano quanto vi è di più sublime ed amorale. Celano l’essere! Non tutti siamo pronti ad incontrare quanto con perizia da maestri è nascosto nella interiorità dell’uomo. Pre – Conscio e Inconscio per dirla con parole troppo moderne sono delle barriere, le mura del santuario, a protezione dell’essere. Essere inteso in questa sede come l’unità primigenia dell’essere umano, come il nucleo indivisibile portatore della energia vitale. Come tutte le fonti di energia il suo potenziale è quello di generare o distruggere mondi. Per questo le mura proteggono i non iniziati, per questo i non iniziati non devono sapere neanche indirettamente. In questo discorso è palese che si può essere profani (fuori dal tempio) a se stessi. E se non si hanno gli strumenti, la volontà ed il coraggio di un viaggio nel peggiore degli inferni è meglio restare sulla soglia della conoscenza di se stessi.
Per ora può bastare… to be continued
Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
*in Le religioni dei misteri, Vol. I, Milano 2012

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domenica 4 ottobre 2015

Mistery in history

    Alcune foto del convegno Mystery in History tenutosi ieri a Torino. Il mio intervento verteva sulle sulle società segrete nella storia. Grazie a tutti e alla prossima!



Risposta insufficiente e claudicante sul come e da dove iniziare

Da dove inizio? Questa è la domanda che ultimamente qualche “incosciente” mi pone vedendo in me il possibile interprete a questa domanda. Le mie risposte istintive sarebbero due: non lo so o da dove preferisci. Anche perché prima ancora di capire od esplorare dal dove iniziare, bisognerebbe domandarsi perché iniziare e cosa ci muove.
Iniziare un percorso verso le così dette scienze ermetiche o l’esoterismo, oggi sembra la cosa più facile del mondo, basta aprire un qualsiasi motore di ricerca e digitare a caso qualche parola per trovare scuole, maestri, verità svelate e chi più ne ha ne metta. Basta entrare in una qualsiasi libreria per trovare volumi, volumetti e volumacci pronti ad istruire, insegnare, svelare. Ed io, che sono ancora qui a cercare di capirci qualcosa, cosa posso dire a chi mi chiede da dove inizio?
Per un attimo, metto da parte gli aspetti iniziatici dell’inizio (scusate il gioco di parole). La prima domanda è il perché si vogliono affrontare certi argomenti. Curiosità, conoscenza, altro? Se ci si sente incuriositi od affascinati da certe problematiche, ma prima cosa da fare e capire se si è disposti a fare dei sacrifici ed impegnarsi. Di solito le conoscenze acquisite a poco prezzo valgono poco. Non basta leggere qualcosa su internet per poter dire che si conosce (a proposito di conoscenza, una rilettura al cantico dei cantici sarebbe utile) un argomento, non basta acquisire alcune parole di un determinato linguaggio o gergo per poter affermare di averlo fatto proprio. In ultimo, come ciliegina sulla torta, prima di aggiungere bisogna essere disposti a rimuovere, a preparare lo spazio per quanto entrerà indipendentemente che resti materiale da magazzino o venga utilizzato per costruire. Dopo che si è verificato se si è disposti a qualche piccolo sacrificio ed impegnarsi, ci vuole la costanza nello studio e nella riflessione e meditazione, è un po’ come fare sport: andare in piscina ogni due mesi non è fare sport. Verificate queste premesse bisogna fare un’altra operazione; cercare di eliminare il pregiudizio ed essere pronti a cercare, vagliare e valutare. Se si è fatto tutto questo direi che si è già partiti.
Il da dove inizio inteso come da quali libri parto forse è la parte più facile della questione. Si parte dal principio. Bastano un paio di buoni manuali di storia, di letteratura e di filosofia. In questi libri vi sono già tutte le indicazioni per iniziare un percorso che potrebbe durare un paio di vite. Come si può parlare di Ermete Trismegisto ignorando del tutto la scuola alessandrina, il neoplatonismo e il così detto umanesimo e rinascimento? Come si può parlare di cabala senza avere un’idea di quella che sono state la storia e la storia culturale della Francia e Spagna medievale? Come si può parlare di iniziazione agli antichi misteri ignorando Eleusi? E così via dicendo. Il mondo è pieno di Maestri che per pochi soldi vi daranno la loro verità, che spesso purtroppo è un mix di menzogne e ignoranza.
Vi è una strada altra, la via del cuore nella quale (spesso) non servono libri, ma questa è un’altra storia.
Spero di aver risposto almeno in parte alla domanda e non me ne vogliano quanti si aspettavano una risposta più articolata, saggia e dotta e mi perdonino i possessori di “oro di Bologna”.
Gioia – Salute – Prosperità                     
©Michele Leone

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Silenzio parola e amore. Frammenti e note

“Il sapiente sa decifrare, grazie al solo spirito di ricerca, la lezione nascosta nel palinsesto del libro vivente dei miti, dei riti, delle religioni?”
La domanda non è provocatoria ne tendenziosa, ed implicherebbe anche una ricerca sul significato profondo e comune di ciò che si può intendere per sapiente. Spunto e nota per queste poche righe sono le parole di Godel nel suo Platone a Heliopolis d’Egitto, il melangolo 2015 (tutti i virgolettati sono presi da questo testo). Ognuno attribuirà al sapiente la sfumatura più consona al suo percorso interiore. Per certo, il ricercatore non potrà non tenere in considerazione queste indicazioni.
“Premunitosi il più possibile contro la tentazione di semplificazioni, il ricercatore si esercita nella gioia di leggere il linguaggio dei miti. La sua iniziazione acquisisce profondità; a mano a mano che sale il livello d’intellegibilità mette da parte le contingenze, la vana curiosità del pittoresco, le accozzaglie inutili, per lasciarsi attirare verso l’essenziale.
Dietro il gioco dei miti, dietro le figure divine o eroiche appare la trama del tessuto mentale di cui è costituito tutto questo immaginario, che ricopre con il proprio velo il tessitore che ne disegna il modello; invita chiunque voglia superare le forme visibili a cercare questo artigiano e poeta segreto; lo nasconde e lo indica insieme. Dietro la tela dalle immagini parlanti è possibile avvertire una funzione biologica rivelatrice delle strutture profonde del vivente. Questa forza generatrice di racconti incantati possiede una scienza implicita; la sua naturale conoscenza delle leggi che reggono la vita dello spirito è sicura fintanto che lo è – nella sua sfera – il sapere istintivo di un ragno che tesse la ragnatela.”

Dopo la curiosità, dopo il bizzarro ed il pittoresco, bisogna ricercare un livello altro. Una strada che è tangente a molteplici altre strade, ma che al tempo stesso è unica e irripetibile. Una via raccontata da molti viaggiatori dello spirito, la ricerca quella primigenia scintilla da cui scaturisce la fiamma del fuoco che arde e non brucia il cuore dei puri, dei kadosh. La verità, come la conoscenza o Sofia va colta nuda, va svelata passo a passo, respiro dopo respiro come due innamorati che sotto la rosa cercano la perfetta unione e danzano prima di congiungersi ed essere uno da due.

“L’egiziano, in silenzio, metteva il dito prima sul cuore, poi sulle labbra. Chiunque fosse istruito capiva il senso implicito di quel gesto.
Dalla conoscenza sepolta ai recessi del cuore il cammino verso la bocca è breve. L’uomo è tentato di esprimere a parole l’universo e la sua autorità verbale - Hu – controlla l’azione costruisce il mondo. Ma la parola espressa non torna mai più al suo punto di partenza, non può ritrovare la fonte da cui è sorta la norma cosmica. L’enigma della creazione non si rivelerà nelle parole. Meglio di qualunque dialettica, le poesie dei Saggi ci aiuteranno a penetrare il mistero delle origini:
Tu che conduci l’acqua in un luogo in disparte
Vieni e salva me silenzioso,
Thot, dolce fonte dell’uomo assetato nel deserto.
Inaccessibile per chi trova le parole
Aperta per chi è silenzioso;
Giunge, il silenzioso, e trova la fonte.

Oltrepassando i confini della cultura e della conoscenza intesa in senso scientifico o profano (fuori dal tempio) le parole diventano un pericolo, un ostacolo od una opportunità a seconda di chi le vive. La parola è uno dei segreti, la via è silenziosa e piena d’amore

Gioia – Salute – Prosperità
©Michele Leone
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sabato 26 settembre 2015

Sulle qualità del Maestro

Quale è la qualità primaria di un maestro? Quale tra le varie caratteristiche deve avere un maestro per essere tale? Spesso e per consuetudine si identifica il maestro come il possessore di conoscenze, di qualità ed attributi da divulgare e trasmettere, non a caso almeno in contesti iniziatici sarebbe più opportuno utilizzare Traditor, nel senso di colui che trasmette.
Data questa asserzione, presa quasi come assioma vi è un aspetto sul quale spesso troppo poco si riflette. Il Traditor, è un ricercatore sia nel senso generico sia nel senso di “scopritore” di talenti  e qualità. Il Maestro è un osservatore di anime pronto ad individuare le più inquiete o le più “affamate” e dopo averle individuate si dona per la loro crescita, per permettere loro di camminare ed evolversi al meglio. Questa ultima affermazione merita una sintetica spiegazione onde evitare equivoci o fraintendimenti. Il meglio per il quale deve lavorare il Traditor, alla guisa di un genitore spirituale, è quanto è meglio per l’individuo che segue e a seconda dei contesti potrebbe essere discente, allievo o discepolo. Per fare questo, il maestro una delle sue principali qualità la così detta empatia (sensibilità nello stare vicini agli altri e coglierne le necessità più profonde) unita alla capacità di vedere ed immaginare come con il lavoro quanto è in potenza si potrà trasformare in atto. Il Traditor è uno “scopritore” di talenti che non si accontenta di trovare un tesoro, ma finita la fase preliminare della ricerca inizia a donarsi (e questo potrebbe essere il senso più intenso della trasmissione) e donandosi, nelle diverse forme, sostiene e nutre il soggetto a cui si dona per permettergli di percorrere la sua Via che seppur somigliante o tangente a quella del Maestro è sempre diversa ed unica. Egli ha un solo desiderio, vedere che il discepolo possa raggiungere vette a lui ignote, che possa migliorarsi e quindi migliorare l’Arte meglio di quanto abbia fatto lui.
Gioia – Salute – Prosperità
© Michele Leone

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